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Dalla lettera di Minoli Aurelio:

"Per il primo dell’anno ’45 pensammo di dare uno spettacolo a Vilsech, in tale occasione si avrebbe cantata la canzone di Bruno Tribbioli intitolata Vita Triste sul motivo di Villa Triste".

Pochi giorni dopo la rappresentazione fui invitato a recarmi all’ufficio di polizia, ove un agente della Gestapo mi chiese ove si trovasse il Sig. Tribbioli, subito intuii la gravità di questa domanda…….facemmo in tempo di fare scomparire il diario composto da Bruno..  affermammo che la canzone composta da Tribbioli e recitata da Salvo era stata fatta come narrazione vera e pura e innocente degli avvenimenti che noi italiani dovemmo provare…

La sera stessa  Bruno….fu sottoposto a interrogatorio…dopo due giorni dal suo arresto fummo… a subire la stessa sorte io e Salvo..

..dopo aver passato alcuni giorni lavorando come carcerati a Weiden, raggiungemmo il campo di concentramento di Flossenburg."

 

Il testo della canzone "Vita Triste", scritto da Bruno, è perduto. Leggendo il testo della canzone "Villa Triste" possiamo immaginare le parole che furono tali da indurre la Gestapo ad inviare i "colpevoli" nel KZ di Flossenburg.

 

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per ascoltare la canzone

 

C'era un giorno tanto sole

dietro i ferri del cancello.

Sulle rive del ruscello

Vi baciai senza parole.

 

Una stretta ci confuse

sopra il mare di lillà,

poi la porta si rinchiuse

sulla mia felicità.

 

Villa triste,

tra le mammole nascoste,

del color delle ametiste,

poche cose son rimaste.

 

Le domande, le risposte,

il colore della veste,

la canzone che cantaste,

le bugie che mi diceste.

 

Villa triste!

 

Sotto il cielo rappezzato,

tutto a grappoli d'argento,

c'è una luce di sgomento

nel giardino abbandonato.

 

Sulla siepe di mortella

singhiozzando il vento va.

È una lacrima ogni stella

che nessuno asciugherà.

 

Villa triste,

tra le mammole nascoste

del color delle ametiste

poche cose son rimaste.

 

Le domande, le risposte,

il colore della veste,

la canzone che cantaste,

le bugie che mi diceste.

 

Villa triste!

 

Dietro l'ombra delle imposte

quante cose son rimaste.

 

Villa triste!

 

Per una coincidenza degna di interesse, Villa Triste fu, a Firenze, dal 1943 al 1945, luogo di sevizie e di orrori, poiché divenne sede della polizia politica nazista e di una banda di aderenti alla Repubblica Sociale Italiana costituitasi come Reparto Servizi Speciali.

 

Qui  di seguito una documentazione su questi argomenti.

VILLA TRISTE

 

Il 17 settembre 1943 si costituì a Firenze la 92° legione della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale. La 92° legione aveva al suo interno un autonomo "Ufficio politico investigativo", comandato da Mario Carità. Quella che è rimasta nella memoria come "Banda Carità" era composta da individui per i quali l'adesione alla Repubblica Sociale Italiana garantiva una tacita amnistia: rapinatori, evasi, autori di reati gravi.

Nel tempo la Banda cambiò sede più volte e aumentò l'organico fino a quando, forte di quasi 200 uomini, non trovò una sede centrale definitiva in via Bolognese.

Il palazzo situato in via Bolognese al numero 67 era stato requisito dall'esercito tedesco per farne la sede della polizia politica, gli scantinati e parte dei piani più bassi furono affidati agli uomini di Carità  (Reparto Servizi Speciali).

Quel palazzo in via Bolognese divenne così "Villa Triste".

Mario Carità era il comandante indiscusso del RSS, ma spiccavano nello stato maggiore personaggi come Pietro Koch, che sarà in seguito, in Italia settentrionale, "degno" continuatore dei metodi appresi a Villa Triste. L'organizzazione gerarchica terminava con le squadre: la "squadra degli assassini", la "squadra della labbrata" e i "quattro santi". Pare che tra i partecipanti alle torture ci fosse anche un frate benedettino, Alfredo Epaminonda Troia, che suonava canzonette al pianoforte durante le torture. Con l'avvicinamento degli alleati Carità lasciò il comando al suo braccio destro Giuseppe Bernasconi.

La villa cessò di essere luogo di torture solo con la liberazione della città.

A Villa Triste passarono alcuni dei nomi più conosciuti della Resistenza fiorentina: primo fra tutti  Bruno Fanciullacci, che venne seviziato nei modi più barbari, quasi evirato con pugnalate al basso ventre e martoriato con uno degli strumenti che Carità usava con più efficacia: si trattava di un anello metallico da cui sporgeva una punta anch'essa di metallo, i pugni tirati con quello colpivano le ossa come scalpelli. Fanciullacci riuscì a resistere e non parlò. Fuggito ai suoi aguzzini e riarrestato, sapendo a cosa andava incontro si gettò dal secondo piano di Villa Triste;  conscio di non poter reggere ad un nuovo interrogatorio, Bruno  Fanciullacci preferì la morte al tradimento.

Nel 2003 il Comune di Firenze ha intitolato lo slargo su cui si affaccia Villa Triste a Fanciullacci, medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Anche l'azionista Anna Maria Enriques Agnoletti fu ospite di Villa Triste, torturata fino ai limiti della follia, obbligata a stare in piedi senza poter dormire per sette giorni, prima di venir fucilata insieme ai patrioti di Radio CORA nei boschi di Cercina.

I componenti della Banda Carità, processati a Lucca nei primi anni '50, vennero condannati all'ergastolo, poi le pene massime furono ridotte a 30 anni di reclusione e a molti imputati saranno concesse incredibili attenuanti. Infine, per l'azione dell'amnistia del 1953, pochi di loro faranno più di qualche mese di galera.

la "Villa Triste"

Villa Triste, gli scantinati

la lapide

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